lunedì 31 dicembre 2007

Buon Anno!


Ultimo giorno del 2007 e quindi tempo di bilanci dei 365 giorni passati.
Conto le lacrime che ho speso per annegare il dolore che mi ha pervaso l'anima, le parole che ho perso per distrarre l'angoscia che mi ha riempito il cuore, i sorrisi che ho venduto per rinnovare la gioia che ha attraversato la mia mente.
Sono passati 365 giorni diversi, ognuno diverso dall'altro, ognuno uguale all'altro, fatto sempre di ore e minuti incerte, che nel loro lento ma inarrestabile scoccare portavano con loro un futuro oscuro e sconosciuto. Solo la speranza ci permetteva di attendere il minuto successivo, l'ora seguente senza scappare o urlare dalla paura. La speranza di un minuto, di un'ora, migliore o semplicemente meno peggiore di quello, quella, appena finito.
Adesso mi attendono 366 giorni nuovi ma uguali, che nascondono dietro loro la stessa incertezza, fragilità e durezza di quelli passati. Sarò adatto?
Infine, un pensiero per te che leggi queste parole, sia che tu sia un pittore che nella tela raffiguri il tuo amore, sia che tu sia una madre che negli occhi della figlia vuole vedere la felicità di una vita triste, sia che tu sia un artista all'ombra di un vulcano, sia che tu sia un'amica emigrata alla ricerca della felicità, sia che tu sia te, possa il nuovo anno celare nei suoi giorni anche una sola lacrima in meno di dolore e un sorriso in più di gioia; un giorno in meno di solitudine e un giorno in più d'amore; un incubo in meno e un sogno in più.
Buon Anno!

lunedì 24 dicembre 2007

It was Christmas!





It was Christmas Eve babe
In the drunk tank
An old man said to me, won't see another one
And then he sang a song
The Rare Old Mountain Dew
And I turned my face away
And dreamed about you
Got on a lucky one
Came in eighteen to one
I've got a feeling
This year's for me and you
So happy Christmas
I love you baby
I can see a better time
When all our dreams come true
They've got cars
Big as bars
They've got rivers of gold
But the wind goes right through you
It's no place for the old
When you first took my hand
On a cold Christmas Eve
You promised me
Broadway was waiting for me
You were handsome
You were pretty
Queen of New York City
When the band finished playing
They howled out for more
Sinatra was swinging
All the drunks they were singing
We kissed on the corner
Then danced through the night
The boys of the NYPD choir
Were singing 'Galway Bay'
And the bells were ringing
Out for Christmas day
You're a bum
You're a punk
You're an old slut on junk
Living there almost dead on a drip
In that bed
You scum bag
You maggot
You cheap lousy faggot
Happy Christmas your arse
I pray God
It's our last
I could have been someone
So could anyone
You took my dreams
From me when I first found you
I kept them with me babe
I put them with my own
Can't make it all alone
I've built my dreams around you.

giovedì 20 dicembre 2007

Verità e Follia


Anche il silenzio, come tante cose nella vita, è destinato a terminare e a lasciare lo spazio alle parole. Quel momento è giunto ed eccomi di nuovo qui, a scrivere di me, su di me, da me.
In fondo è di questo che scrivo.
Scrivo di me, delle cose che mi accadono nella vita di tutti i giorni, nelle 17-18 ore che ogni giorno trascorro con gli occhi aperti e la coscienza accesa.
Scrivo su di me, su ciò che penso di me, guardandomi dall’esterno della grotta che ho costruito e in cui mi trattengo incatenato.
Scrivo da me, così come sono capace di fare. Con il mio stile e i miei errori. Che già a parlare di stile forse si pecca di arroganza e di falsa modestia.
Cosa c’è di vero in quello che scrivo?
Tutto è vero, così come tutto quello che scrivo è falso.
Da qualche parte ho letto che tra la verità e la follia scorre una goccia di torrente. Una piccola goccia divide ciò che trova davvero forma e sostanza nella vita, da ciò che è impalpabile, incolore, inodore, a cui la nostra fantasia dona tatto, colore e odore.
E’ una lucida esaltazione della follia la mia. Perché cosa è la follia se non fantasia?
E io allora voglio usare la fantasia per creare un nuovo mondo, ideale, fantastico, dove rifugiarmi e ricreare o creare le basi di un’esistenza diversa dal solito, dal mio solito.
Se voglio piante che invece di crescere dal basso, scendono dall’alto, io me le creerò.
Se voglio un sogno da realizzare, per non correre il rischio di realizzare i miei, io me lo creerò.
Sono del resto solo parole. Tutto è formato solo da parole. Che siano vere o false poco importa.
Perché tutti alla fine credono, ognuno di noi si sa crede, a quello a cui vuole credere.
Non conta mai se sia vera. A noi basta credere.
E quindi crediamo pure che tutto sia vero. Fin quando la follia non ci smaschererà.
Buon Natale a tutti!

giovedì 6 dicembre 2007

Erano anni...


Questa sera ho voluto fare un salto indietro, così ho tolto la polvere dal mio vecchio giradischi, ho pulito la puntina e ho messo su un vecchio disco, ereditato da chi mi ha preceduto. Ho ascoltato così alcune centinaia di note, chiuse dentro a dimenticate melodie, uscire da un disco che gira, tracciato da una puntina, come un campo di grano arato da un aratro spinto da un bue.
Nella melodia ho rivisto, o forse sarebbe meglio dire ho risentito, il bambino che sono stato, con i miei giochi per strada, nella strada che sale davanti la mia casa, con gli amici del quartiere. Ho rivissuto le interminabili partite a calcio, quando la porta era un portone di un garage o più semplicemente la lunghezza delimitata da due pietre. Ho rivissuto le corse a nascondino e alla "strega comanda colore". Ho rivissuto anni in cui le responsabilità erano sconosciute, in cui nessuno di noi sapeva cosa volesse dire diventare grandi, nessuno di noi conosceva la gravità e la pesantezza del diventare grandi. Erano anni spensierati, dove si godeva del sole che sorgeva la mattina, senza preoccuparsi della sua durata. Erano anni in cui le amicizie erano eterne, anche se duravano pochi giorni.
Si girava in bici e già ci si sentiva troppo forti. Non si aveva rispetto degli adulti, e non perchè fossimo più maleducati o prepotenti. Non si aveva rispetto perchè non sapevamo che si poteva pure essere irrispettosi. Erano tutti nostri amici, grandi e anziani, e quindi perchè inchinarsi per un saluto? A noi bastava dire ciao.
Erano anni che meritavano e avrebbero meritato di essere vissuti fino in fondo, pienamente, fino all'ultima goccia, fino a finire le scorte di sogni e di speranze, che crescendo sarebbero stati preda della vita reale e responsabile.
Erano anni infine in cui un amore nasceva tra le righe di una lettera d'amore e moriva poco dopo, nelle mani di una ragazza che ricambiava lo sguardo di quello più bello di te.

lunedì 3 dicembre 2007

Attendere il tempo


Domenico Cocchiara, L'attesa; olio su tela; 23,5 x 68,5 cm. 2004.

Ci sono cose nella vita che si seguono e si inseguono senza mai trovarsi o superarsi, come il lampo che anticipa sempre il tuono, che invece arriva dopo col suo fragore e il tremore che provoca.
O come i binari che tra di loro si seguono, sempre stando accanto, discreti e fedeli, che non si allontanano mai tra di loro, vero, ma che neanche si avvicinano mai.
Ci sono cose poi nella vita che si superano di continuo, come un allegro gioco fatto da bambini, come quando ci si rincorreva per le vie del paese, nascosti dagli angoli delle case, dai grandi vasi davanti le porte e dai muretti dei giardini.
Sono le lancette dell’orologio che è legato al mio polso e che mi dà lo spunto per una riflessione sul tempo, nell’attimo stesso che ho perso.
Perché il tempo è formato da tanti piccoli, invisibili, attimi, che si sistemano in una catena infinita, dandosi la mano e collegando tra di loro ricordi e nuove esperienze, di una vita, di tante vite.
Il tempo è sempre in movimento, mai fermo. Non ti aspetta mai anche quando lo implori di rallentare per permetterti di recuperare tutto quel tempo andato perduto assieme al bacio che non hai dato, assieme all’amore che non hai confessato, assieme alla persona che non hai conosciuto.
Il tempo è sempre in mutazione, ogni attimo diverso dal precedente, ma sempre breve e rapido come un sorriso sul volto di un moribondo, disteso nel letto di piume e di cotone bianco.
Il tempo è un amico che non risponde al telefono, che non si fa trovare.
Il tempo è un amico che viene fuori quando però devi dimenticare un dolore e un sogno infranto, che ti permette di stare bene quando bene in realtà non stai e ti asciuga le lacrime versate per qualcuno di indegno.
Il tempo lo puoi chiamare, cantare, scartare, eliminare, buttare, comprare, colorare, lavare. Puoi fare tutto questo e tanto altro di più.
Si puoi, perché tanto quello che chiami, canti, scarti, elimini, butti, compri, colori, lavi non è il tuo tempo. Il tuo tempo ormai l’hai perso nell’attimo in cui si trattava di essere felici e hai preferito non esserlo.

martedì 27 novembre 2007

Nuovo Cinema Paradiso


Questa sera hanno passato in TV per l'ennesima volta il film "Nuovo Cinema Paradiso" e io per l'ennesima volta non sono riuscito a non vederlo. Non posso farci nulla.
Nuovo Cinema Paradiso è un film che mi fa sognare, mi proietta in un mondo fantastico anche restando comodamente seduto sulla mia sedia. E' un film che contiene tanta di quella poesia che scegliere una scena potrebbe non dare giustizia alle altre.
Questo film mi dà lo spunto per stasera lasciarmi andare, più del solito, alzarmi in volo sulle ali della fantasia e sognare. Non bisogna mai smettere di sognare perchè il sogno è ciò che resta quando la realtà non ci piace, non ci rende felice. E noi così cerchiamo nel sogno quella felicità, quella musicalità della vita che la realtà non ci permette di avere.
Si è abituati a sognare chiudendo gli occhi, immaginandosi smarrito su qualche spiaggia o immerso in qualche mare fresco e calmo. Però, si può sognare anche ad occhi aperti, quando vedi davanti i tuoi occhi la materializzazione di un desiderio e in un battito di ciglia inizi a viaggiare col pensiero e a vedere lunghe passeggiate stretti in un tenero abbraccio, raccontandosi ognuno la propria vita, immaginando ognuno la vita dell'altro, insieme all'altro.
Il sogno è un bel respiro di aria pulita, un lampo di luce dentro una stanza buia, un arcobaleno nei campi dopo la pioggia. Il sogno è un calore che ti entra dentro il corpo, che ti scorre nelle vene e ti giunge al cuore riempiendolo di sorrisi. Forse vani, forse irreali. Di sicuro meravigliosi.
Tutti sogniamo e tanti sognano di poter realizzare prima o poi il loro sogno.
Io penso che il sogno migliore, il sogno più bello, è quello che non viene realizzato, ma che rimane sempre un sogno che per la sua bellezza e la sua unicità merita solo di essere sempre sognato e di non essere mai realizzato.

Indossa la Legalità: la mia maglietta.

Oggi lascio la prosa. Metto da parte la poesia. Almeno quella romantica. Oggi voglio parlare brevemente della Società.
Viviamo in un periodo molto confuso per quanto riguarda la Nostra lotta alla Mafia.
Stiamo assistendo ad una ventata di aria "Onesta" che sale dal popolo, dai ragazzi e adulti che combattono il racket, mentre negli alti gradi dello Stato, e quindi nei politici, serpeggia una sorta di stallo.
Ultimo atto è la perdita dell'equiparazione tra vittime di mafia e vittime del terrorismo, senza contare delle garanzie che vengono previste per i mafiosi già condannati, autori di delitti senza pietà, a discapito del "semplice" italiano.
Io però dal mio canto voglio continuare il mio piccolo gesto e dopo la Manifestazione Antimafia: Mafia e Antimafia tra Ieri e Oggi, organizzata con i miei amici, aderendo alla proposta dell'amico Benny "Indossa la legalità", vi mostro la mia maglietta della legalità.

mercoledì 21 novembre 2007

Solo chi non prova mai a volare, non cade mai.

Ho sempre pensato che nella vita solo chi non prova mai a volare, non cade mai. Solo chi non prova mai a staccarsi da terra, per provare, almeno solo provare, ad alzarsi in volo e dondolarsi tra gli uccelli e le farfalle, in mezzo agli alberi e dentro le nuvole, non cade mai a terra.
Per questo non rinuncierò mai a raggiungere la Luna e le stelle. Per questo non rinuncierò mai a specchiarmi nel Sole. Per questo non avrò mai paura di cadere; perchè nella vita le cadute possono essere tante, migliaia le ferite e i graffi ma la gioia che si prova nel volo non può essere definita. E' una gioia immensa, infinita come infinito è il mare.
Potrò avere i vestiti strappati e pieni di polvere e di fango ma cercherò sempre di bagnarmi delle gocce della pioggia direttamente dalle nuvole, appena sotto le nuvole.
Fermarsi, mai. E' questo l'imperativo.
Siamo in continuo movimento, in un incessante meccanismo di cambiamento e di adattamento; un adattamento che generalmente riguarda noi che ci adattiamo al mondo; in rari ed eroici casi invece riguarda noi che adattiamo il mondo alle nostre vite.
Dobbiamo essere noi i pittori del nostro quadro, anche utilizzando una nuova tecnica pittorica, del tutto nostra.
Per questo non rinuncierò mai a provare di volare, perchè sarebbe ancor più doloroso vivere senza sognare.

lunedì 19 novembre 2007

Buon compleanno Muro!



Sono passati 365 giorni, che poi sarebbero 12 mesi, che poi sarebbero 52 settimane, da quando in un pomeriggio di novembre, freddo e piovoso, mi sono seduto davanti ad un computer e ho prima provato, poi deciso, ad aprire anch’io un blog.
Un anno fa iniziavo la costruzione di questo muro, tra l’Inferno e il Paradiso, come da spartiacque tra i dolori e i pensieri di una giornata e gli amori e i sogni di una notte.
Sono cresciuto in quest’anno e non in termini di altezza. Chi mi conosce sa bene che l’altezza che mi ritrovavo l’anno scorso, la mantengo pure ora. Sono cresciuto nei pensieri.
La crescita non implica per forza una direzione positiva e io non gliela voglio dare. Sono semplicemente diverso, credo di essere semplicemente diverso da colui che un anno iniziava a digitare le prime parole su questo blog, ad incidere le prime lettere sul Muro.
Ho navigato sulla mia confortevole zattera nel mare calmo di una notte trascorsa ascoltando della buona musica, o nel mare burrascoso e mosso di una sera trascorsa tra mille fantasmi del passato.
Ho guardato le stelle cadere dal cielo sereno disteso sulla spiaggia, nel tempo ritmato di un mare che non si ferma mai di mutare.
Sono stato pure trascinato dal vento forte, sbattuto sugli scogli e ferito; trafitto dalle rocce come tante frecce di Cupido.
Ho conosciuto persone che con le loro parole mi hanno fatto compagnia, regalandomi un fiore nelle giornate di tristezza, donandomi un’idea nelle giornate di apatia. Perché in 365 giorni, possono anche capitare le giornate storte, quelle giornate che seppure estive e piene di sole, per te restano grigie, bianche e nere, senza rumori e senza alcun odore. E io a queste persone voglio dire grazie.
E un pensiero voglio rivolgere anche a coloro che conoscendomi già, hanno forse potuto conoscere qualche altro aspetto della mia vita, della mia vera natura, che magari nascondo nelle 24 ore della giornata; e nonostante ciò non sono scappate lontane, lasciando dietro di loro solo le orme che nella distanza sarebbero state cancellate dalle onde del mare. Il mare che ovunque mi segua.
Vive nella mia mente, si ciba dei sogni e bagna ogni mia fuga dalla realtà. Perché amo il mare e so di certo che lui ama me. A lui ho affidato pensieri e segreti che nessuno sa. E lui di certo non li confiderà a nessuno. Di lui mi fido. E mi fido anche di voi.
Con l’augurio e la speranza, sogno per alcuni, che io possa ritrovarmi ancora qua tra 365 giorni, che poi sarebbero 12 mesi, che poi sarebbero 52 settimane, seduto all’ombra del mio Muro.

venerdì 16 novembre 2007

Campagna "Indossa la legalità"



Aderisco alla proposta di un mio caro amico e pubblico qui un suo articolo

Ho deciso di lanciare un’iniziativa. Semplice, economica ma molto significativa. Serve a chiarire dei punti ultimamente sfumati e a riappropriarci di slogan che ci appartengono e che non possiamo lasciare a gente poco affidabile. Ognuno di voi può prendere un pennarello, una semplice t-shirt bianca e dare sfogo alla propria creatività. Il soggetto è la legalità. Il suggerimento è quello di non fare vuota retorica e di concentrarci su quell’alone grigio di politici e istituzioni che colludono e che dalla mafia non sanno stare lontani. A darmi l’idea è stato un cortometraggio ideato da Don Ciotti, sulla camorra. Comprate una decina di t-shirt e regalatele ad amici, parenti, scuole, associazioni ecc. Purtroppo non abbiamo grossi mezzi di informazione a parte i blog, quindi arrangiamoci, diveniamo noi stessi messaggio e andiamo in giro. Sulla mia maglietta ho scritto “La mafia fa schifo. I politici che la favoriscono anche.”. Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale. La indosserò prossimamente ad una trasmissione televisiva in cui sarò ospite e che tratterà di “pulizia all’interno dei partiti”. Mandatemi le vostre foto con le super t-shirt e le pubblicherò sul blog.
Benny Calasanzio


La legalità è un progetto che sta nel cuore di tanti. Facciamo in modo che possa uscire fuori e farsi respirare dai polmoni, vedere dagli occhi e apprezzare dalla mente.

giovedì 8 novembre 2007

La tempesta dopo la quiete

Tu dimmi perchè. Tu dimmi perchè accade.
Ho sempre pensato che nella vita accade sempre tutto ciò che è destinato ad accadere, come un grande puzzle fatto di migliaia di pezzi, che si incastrano perfettamente tra di loro. Ho sempre pensato che alla fine veniva fuori un famoso paesaggio, o una natura morta fatta di frutta e di ceramiche, oppure un viso di donna, bellissima come un'aurora mattutina, fresca e radiosa.
Ho sempre pensato che ciò che non era destinato ad accadere nella realtà non accadesse. E per questo stavo tranquillo, seduto sulla mia riva del fiume, del fiume che scorre nella mia vita, paziente che tutto ciò che la corrente portasse con sè, era tutto quello destinato ad andare via da me.
E proprio mentre stavo lì seduto, tra un battito di ciglia e un sospiro, che il cielo sopra di me si copre, diventa scuro e inizia a piovere. La tempesta dopo la quiete.
E la pioggia cade giù fitta e feroce sul mio corpo indifeso e scoperto. E i ricordi rimbalzano sul muro di gomma della mia mente e precipitano persi nel mio cuore e in lui affondano come naufraghi nel mare.
Tu dimmi perchè accade anche ciò che non dovrebbe accadere, come pensare a due occhi già visti e anche sognati, due occhi marroni con piccoli fili di verde, profondi e ipnotizzanti. Tu dimmi perchè penso ai suoi capelli lunghi e ammalianti, attorcigliati come le catene che a lei mi trattengono; alle sue guance rosse e al suo sorriso luminoso e brillante come un cristallo appeso ad un albero.
Ci son giorni in cui penso di averla superata, di averla lasciata dietro di me, assieme al resto che ho perso, che non ho saputo cogliere o che semplicemente non ho mai avuto. Ci son giorni invece che questa piccola illusione scompare, svanisce come neve al sole e lascia solo la traccia di un amore mai nato che non vuole morire. Ma come può vivere qualcosa che non è mai nato?
Questa è la domanda che davvero vale, che davvero è importante, fondamentale, come il Sole per la vita.
Ho sempre pensato che la tempesta anticipasse la quiete, che una volta giunto nella quiete, avrei goduto dell'arcobaleno e dell'aria pulita.
Ho sempre pensato che bastava aprire gli occhi per smettere di sognare.
Ho sempre pensato che in fondo non ho mai avuto ragione in niente e credo che mai ce l'avrò.

lunedì 5 novembre 2007

Posso scrivere i versi più tristi

Una poesia per i palati fini, per chi ha voglia di staccare la spina per alcuni minuti, chiudere gli occhi e sognare di vivere un attimo di immortalità.
Questo è la poesia. Un sentimento che viene cantato e che ci illude di essere immortali.



Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio:
"La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza".
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più.
Sentire che l'ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto.
Lontano, qualcuno canta.
Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, gia' non siamo gli stessi.
Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D'un altro. Sarà d'un altro.
Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.
E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.
Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
Pablo Neruda

domenica 4 novembre 2007

Gli Anni

Il tempo che passa e che cancella con il suo panno le cose avvenute anni prima, le avventure che da fanciulli ci hanno segnato e hanno segnato i nostri giorni, è un nemico che da sempre ha accompagnato la nostra vita.
Un dialogo con una persona amica ti può regalare tante emozioni; un tuffo indietro lungo e profondo, da un alto trampolino, in una vasca d'acqua fresca e pulita.
Penso alle corse in moto, quando andare in due era sempre permesso, e per questo allora si andava pure in 3. Penso alle poesie gridate nella piazza, ai pomeriggi al mare e alle serate nelle pizzeria.
Penso ai sogni sognati sotto i balconi.
Il tempo passa e corre e muta tantissime cose, ma ciò che non può cambiare è l'affetto. I sentimenti non li cambia e non ha cambiato i miei.
Gli amici restano e con loro i ricordi che mi legano a loro.

giovedì 1 novembre 2007

Profumo di un sogno

Domenico Cocchiara, Profumo, acrilico su tela, cm. 30 x 40, 2006
Questa notte ho sognato. Questa notte ti ho sognata, bella come ormai abitudine e raggiante; vestita con un abito bianco di organza. Avevi le perle come bottoni e avevi la bellezza come un’aureola sulla testa e tutto intorno.
Mi venivi a cercare e salivi sulla mia macchina. Mi guardavi dritta in faccia e mi sorridevi, felice per quel giorno anche se dicevi: è solo una formalità.
Era il giorno del tuo matrimonio, con una persona che forse ti amava e che tu dicevi di non amare. Ma eri lo stesso felice. E io che segretamente ti amavo ero il tuo autista verso la chiesa.
Ti ho detto che avrei potuto portarti lontano. Ti ho detto che avrei voluto portarti lontano, lontano dalla chiesa e dall’uomo che ti attendeva. Ti ho detto poi che avrei potuto accompagnarti all’altare. E tu rispondevi sempre sorridendo, che era una formalità e che non sarebbe cambiato nulla.
Pensavo che quelle parole avessero un senso di verità, perché non cambiava il mio amore verso di te e non cambiava la tua amicizia.
Arrivati davanti la chiesa, scendevo dall’auto e venivo ad aprire lo sportello. E tu scendevi bellissima, piena di luce e di fiori e brillante ti dirigevi verso il portone della chiesa. Salivi sicura gli scalini e poi andavi dritta lungo la navata, donando la tua mano chiusa in un lungo guanto bianco nelle mani di una fredda mano rosea.
La gente entrava al tuo seguito, guardandoti silenziosa. Notava la tua bellezza e non poteva che guardarla. Non la poteva toccare. Non la poteva neanche rubare.
Ti vedevo seduta al fianco di un altro e il mio cuore smetteva di battere, il respiro scompariva e le mie mani, che tremanti avevano sfiorato le tue dita, adesso avevano smesso di tremare. Una pioggia di lacrime aveva gettato negli occhi, interi e lunghissimi fiumi di piccole gocce di dolore. Rimanevo fermo, solo e infelice, immerso nel profumo che tu avevi lasciato al tuo passaggio, un profumo di rose bianche e di essenza di fragola, di una bellezza appena fiorita e pura, di una luce abbagliante e accecante, di un amore che mi abbandonava anche se non era mai stato con me, di un amore che innaffiavo con le mie lacrime.
Le mie stesse lacrime poi mi hanno svegliato, disteso e confuso nel mio letto, nel buio della mia stanza. E stranamente ho continuato a sentire quel identico profumo.

domenica 28 ottobre 2007

In partenza di un'amica. Bon Voyage!


Il mese di ottobre si sta per chiudere. Ancora poche ore e anche lui passerà nell'archivio della nostra vita, insieme ad altre decine e centinaia di mesi.
Era iniziato con una partenza, uguale a tante altre partenze ma allo stesso tempo assolutamente diversa. Uguale perchè portatrice di lacrime anche intime e di pensieri nostalgici, dovuti alla distanza e alla mancanza. Diversa perchè non per studio o svago, ma per lavoro. E' stata la prima volta che un amico e un'amica lasciavano la Sicilia e il paese per andare via, per andare a farsi una nuova vita lontano, a Milano, per un nuovo lavoro e per una nuova avventura.
Il mese sta per finire e la ruota torna a girare. La mano che la fa girare è la stessa. Un'amica. Il motivo è lo stesso. Il lavoro. La distanza cambia. Il Marocco.
Non so se mai leggerai queste parole ma voglio provare a dirtelo lo stesso.
Mi mancherai.
Lo so che sei stata via per più tempo magari e forse anche più lontano, ma era diverso lo sai. Prima era lo studio a portarti lontana ed entrambi sapevamo che lo studio per ognuno prima o poi finisce. C'è chi finisce prima, chi finisce dopo. Ma lo studio per ognuno finisce.
Stavolta è il lavoro. Lavoro. Si sta crescendo e crescendo forse si cambia. E se non cambiamo noi, cambia quello che ci circonda.
Ti aspetta una nuova avventura, una nuova meta da raggiungere e nuovi visi che dovrai far sorridere così come anni fa, 11 anni fa, hai trovato altri visi, tra cui il mio, che hai fatto sorridere. Porterai, dici, con te una traccia di me, di noi. Io conserverò qui una traccia di te, di noi.
In bocca al lupo amica mia e buon viaggio.
Sappi che dovunque tu sarai, dovunque io sarò, ci sarà sempre un sentimento che ci unisce e che, all'occorrenza, ci farà compagnia.
Ti voglio bene.

giovedì 25 ottobre 2007

Lì dove il mare luccica e tira forte il vento


Lì dove il mare luccica e tira forte il vento nascono sogni adolescenziali di amori infiniti e corrisposti, con cuore pieno di felicità e gioia, fatto di sorrisi e lacrime dolci come zucchero nella bevanda più amara, come cioccolato in una torta mal riuscita.
Lì dove le onde si infrangono negli scogli e i pescatori solcano il mare con le loro vecchie barche si perdono sguardi che mirano lontano, tra le nuvole spezzate da un monte e mescolate all’azzurro del mare mosso.
Gli occhi umidi vedono ciò che nella realtà non c’è, nascosto tra i prati pieni di fiori e immerso nel profumo di una primavera ancora non giunta.
Vedono persone allegre correre e rincorrersi, saltando liete e vibrare nell’aria come farfalle che giocano volando.
E’ un sogno che permette a vivere, che stride con la rudezza della realtà, fin troppo dura e cruda per un sognatore palpitante d’amore e allo stesso tempo povero d’amore, che cerca proprio l’amore dove l’unico amore che esiste, è il suo amore.
Amore, amore, amore. Lo grida, lo urla e lo sussurra. Lo scrive, lo canta e lo dipinge. Tutto per lui. Tutto per lei.

mercoledì 17 ottobre 2007

Oh, che sarà

Immagino una chitarra accarezzata con gentilezza, un pianoforte coccolato, una nuvola di fumo e delle luci soffuse. Tanti occhi sognanti e tanti sogni guardati da gente immersa nel pensiero, smarrita nell'aria mentre tende alla felicità.
Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura.
Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi.
Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura
nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione.
Ah che sarà, che sarà c
he tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio.
-Ivano Fossati

lunedì 15 ottobre 2007

Strade


Fuori dalla finestra, al di là di quattro mura, è buio ed è il tempo giusto per aprire la serratura della mente e lasciare defluire lentamente il pensiero e la fantasia, come fossimo davanti ad una fontanella di paese, una colonnina di pietre e di alluminio dalla quale esce una stretta cascata d'acqua liscia e limpida.
Dallo stereo sta cantando la voce triste e malinconica di un famoso cantautore bolognese, troppo poco famoso per essere conosciuti da tanti e le sue parole e i suoi versi mi accarezzano in questa sera di riflessione.
"Lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti".
Quante strade esistono nella vita, quanti percorsi che si intrecciano, si costeggiano e si dividono, allargandosi sempre di più, dirigendosi verso l'infinito, perdendosi all'orizzonte.
C'è la strada piena di buche e di crepe, su cui devo fare attenzione a camminare. Devo stare attento e vedere bene dove poggiare il piede. Devo scegliere bene dove poggiare il piede per evitare cadute e storte. Per evitare di farmi male.
C'è la strada ben asfaltata invece, tutta bella e luccicante, che sembra quasi nuova, come nastro da regalo. Lì non è necessario che io controlli il mio passo. Non è necessario che io cammini lentamente e preoccupato di cadere o scivolare. Per evitare di farmi male.
C'è la strada di campagna, sabbiosa e polverosa, come una nuvola quando si alza il vento, spazzando le polveri tutto intorno. Devo stare attento alle pietre sotto i piedi. Devo vedere bene fra l'erba sui lati per non ferirmi. Per evitare di farmi male.
C'è la strada piena di curve, larghe come le scie di grandi navi, chiuse come quelle degli sci sulla neve. E c'è la strada sempre dritta, povera di curve e quindi priva di diversi punti di vista. Sempre la stessa visione davanti gli occhi. Una riga dritta che si smarrisce all'orizzonte, in un punto.
Tante sono le strade della vita e non so quale percorrere. Non so dove andare.
Posso restare seduto sul marciapiede o su un sasso ai bordi e vedere il sole alzarsi e calare per lasciar posto alla luna, dormire sotto la luce delle stelle e lavarmi sotto la freschezza della pioggia.
O posso iniziare a camminare, un passo dopo l'altro, sempre in avanti, sempre con gli occhi ben aperti, scrutando tutto quello che mi circonda, ascoltando tutto quello che mi segue e che mi precede.
Posso non conoscere la meta, come di certo non la conosco. Ma che bellezza la scoperta durante il cammino!

martedì 9 ottobre 2007

Hasta la victoria siempre, Comandante!


40 anni fa veniva ucciso, secondo alcuni giustiziato, Ernesto Rafael Guevara De La Serna, medico, sognatore e combattente a mio parere.
In suo ricordo, ho deciso di postare questo articolo.

Ernesto Rafael Guevara De la Serna più noto come Che Guevara è stato un rivoluzionario argentino.
Il soprannome di "Che", o per esteso "Che Guevara", gli venne attribuito dai suoi compagni di lotta cubani in Messico, e deriva dal fatto che Guevara, come tutti gli argentini, pronunciava spesso l'allocuzione "che". La parola deriva dalla lingua Mapuche e significa "uomo", "persona", e venne ripresa nello spagnolo parlato in Argentina e Uruguay, per chiamare l'attenzione di un interlocutore, o più in generale, come un'esclamazione simile a "hey". Curiosamente la parola spagnola "che" (che si pronuncia "ce") ha lo stesso significato della parola italiana "ciò", che si usa come intercalare sia in Veneto che in Romagna.
Era primo di cinque fratelli (tre maschi e due femmine).
In famiglia, benestante e politicamente di sinistra, già da bambino il futuro Che si fece notare per il dinamismo e le simpatie radicali.
Nonostante soffrisse d'asma (male che costringerà i Guevara a trasferirsi a Còrdoba e che lo affliggerà tutta la vita), si dedicò allo sport, specialmente al rugby, con ottimi risultati.
Altra passione giovanile furono gli scacchi, gioco insegnatogli dal padre.
Durante l'adolescenza, si appassionò alla poesia, specialmente a quella di Pablo Neruda. Come molti sudamericani della sua estrazione sociale e culturale, nel corso degli anni Guevara scrisse diverse poesie. Era, del resto, un lettore vorace ed eclettico, con interessi che variavano dai classici dell'avventura di Jack London e Jules Verne ai saggi di Sigmund Freud ed ai trattati filosofici di Bertrand Russell. Nella tarda adolescenza si appassionò alla fotografia, passando molte ore a fotografare persone e luoghi. Anni dopo, avrebbe fotografato i siti archeologici visitati nei suoi viaggi. Studiò dal 1941 nel "Colegio Nacional Deán Funes" e, nel 1948, si iscrisse all'Università di Buenos Aires per studiare medicina. Dopo diverse interruzioni, si laureò nel marzo 1953, ma - probabilmente - non concluse il tirocinio necessario per esercitare la professione medica.
Quando era ancora studente, Guevara passò molto tempo a viaggiare in America Latina. Nel 1951 un suo vecchio amico, Alberto Granado, un biochimico, suggerì a Guevara di prendere un anno di pausa dagli studi in medicina per intraprendere il viaggio attraverso il Sudamerica che per anni si erano proposti di fare. Guevara ed il ventinovenne Alberto partirono quindi dalla città di Alta Gracia a cavallo di una motocicletta Norton da 500 cc del 1939. Il mezzo si chiamava La Poderosa II. La loro idea era di passare qualche settimana nel lebbrosario di San Pablo, in Peru, sulle rive del Rio delle Amazzoni, a compiere attività di volontariato. Guevara raccontò questo viaggio nel diario "Latinoamericana" (Notas de viaje).
Dopo aver visto la povertà di massa e influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell'America Latina. I suoi viaggi gli fornirono anche l'idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni, ma come un'unica entità, per la liberazione della quale era necessaria una strategia di respiro continentale. Cominciò ad immaginare la possibilità di una Ibero-America unita e senza confini, legata da una stessa cultura (mestizo), un'idea che assumerà notevole importanza nelle sue ultime attività rivoluzionarie. Ritornato in Argentina, completò gli studi il prima possibile, deciso a continuare i suoi viaggi nell'America del Sud e nell'America centrale.
Guevara combattè al fianco del popolo in Guatemala e successivamente in Messico.
Fu membro del Movimento del 26 di luglio e, dopo il successo della rivoluzione cubana, assunse un ruolo nel nuovo governo, secondo per importanza al solo Fidel Castro. Nella prima metà del 1959 (fra gennaio e giugno), fu il responsabile, il procuratore generale della fortezza militare di La Habana in cui vennero svolti i processi a carico dei militari del regime accusati di crimini di guerra, mentre rivestiva tale ruolo decise la condanna alla pena capitale tramite fucilazione di circa 55 prigionieri. Secondo Orlando Borrego, Guevara fece osservare tutte le regole processuali e fu accusato da alcuni di rallentare i processi per "esigere eccesso di elementi probatori". Secondo Tony Saunois, vennero condannati coloro che si erano resi responsabili di torture e assassinii durante la dittatura di Batista.
Dopo il 1965, lasciò Cuba per "esportare la rivoluzione", prima nell'ex Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia. L'8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell'esercito boliviano, assistito da forze speciali statunitensi ossia agenti speciali della CIA a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo venne ucciso nella scuola del villaggio. Il suo cadavere, dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande, fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara de Cuba.

Simbolo, a ragione o a torto, del Comunismo, Ernesto Guevara per me rappresenta il coraggio e la forza di inseguire un ideale di libertà e di indipendenza, dell'uomo e dei popoli, anche a costo di perdere la propria vita. Credeva in un'idea e l'ha inseguita fino alla fine. Pochi come lui sono stati capaci di gesta eroiche, di altri tempi. Per questo forse è entrato nel mito.

martedì 2 ottobre 2007

Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognarlo?


Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognarlo? Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.
Questa è una frase che ripeteva spesso Rita Atria, ragazza di 17 anni che un giorno decise di saltare giù da un anonimo balcone di una casa di Roma. Cosa la spinse a gettarsi giù? Aver scoperto e non esser riuscita a sopportare che il proprio padre fosse un mafioso, uno di quegli uomini senza scrupoli né dignità, per cui la vita di un altro uomo vale quanto un alito di vento nel mezzo di un ciclone.
Ho sentito questa frase ripetuta varie volte tra sabato e domenica, quando nel mio paese, Santa Margherita di Belice, sono venuti persone (e non personaggi) dall’elevata caratura morale e civile.
E’ indescrivibile quello che ho provato sabato 29 settembre quando, tra le ombre della sera, ho visto avvicinarsi la figura di una donna piccolina e magra, coi capelli grigi e due occhi chiari brillanti. Era Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino, diventato purtroppo eroe di una terra, di una nazione che neanche se lo meritano ad oggi.
Persona speciale e forte Rita Borsellino, prima composta durante la visione del filmato “Lezioni sulla mafia”, fatte dal fratello Paolo nel 1989, e poi sopra un palcoscenico a rispondere alle domande dei ragazzi e degli adulti, sulla politica sempre più immischiata con la mafia, sulla parte onesta della popolazione che ogni giorno lotta e sgomita per sconfiggere quella sporcizia mafiosa che inquina i nostri paesaggi.
Mai una parola fuori luogo, mai un cenno di resa e di superficialità. Ha regalato a tutti i presenti, 3 ore di idee, di sogni, di speranze e di parole che hanno rafforzato tutti, dal più piccolo che l’ascoltava in silenzio al più grande che annuiva alle sue parole.
Era solo la prima serata di una manifestazione di Antimafia che avevo organizzato con fatica e sacrificio assieme a tanti miei amici ma già ero soddisfatto e soprattutto spaesato. Avevo sentito parlare con grande umanità di pochi magistrati corrotti e di tantissimi magistrati e uomini onesti che sognavano, come io sogno, una terra libera dalla mafia. Avevo sentito parlare di persone che consapevoli del rischio e della loro personale condanna a morte, continuavano però a lavorare e ad agire per permettere in un futuro a noi di camminare liberi e tranquilli per le strade del nostro paese.
Commovente e straziante è stato l’aver ascoltato le parole uscite dalla bocca di chi, sulla sua pelle, aveva provatoli dolore e l’isolamento che la mafia provoca.
Ho ascoltato assorto Margherita Asta che quando ancora aveva 10 anni, perse la madre e due fratelli rimasti uccisi per caso in un attentato mafioso contro il giudice Palermo. Si erano trovati nel posto sbagliato nell’ora sbagliata e hanno così perso la vita innocentemente. 3 vite cancellate e una stravolta per sempre.
Ho ascoltato scosso Michela Buscemi che inizialmente ha perso 2 fratelli uccisi dalla mafia perché uno aveva iniziato il contrabbando delle sigarette senza il permesso mafioso e il secondo perché stava cercando di scoprire chi avesse ucciso il primo. Costituitasi poi parte civile, Michela si vide allontanata dalla madre e dalle altre sorelle, chiuse il bar di proprietà, si trasferì in campagna e fu anche abbandonata dal marito. Non ultimo, quando ormai sfinita e disperata, decisa di abbandonare il processo, fu attaccata e derisa dal pubblico ministero, fu quasi insultata, salvo poi abbandonare il pubblico ministero stesso la causa.
Ho ascoltato silenzioso Antonella Borsellino, sorella di Paolo Borsellino, ragazzo ucciso dalla mafia perché non volle vendere la propria piccola impresa di calcestruzzi a Lucca Sicula, e figlia di Giuseppe Borsellino, ucciso dalla mafia perché insieme alle forze dell’ordine stava indagando sui mandanti e sugli esecutori dell’omicidio del figlio.
Ho guardato la madre di Antonella Borsellino, moglie e madre di Giuseppe e Paolo, piangere lacrime amare di disperazione nonostante siano già passati tantissimi anni.
Interessante è stato anche ascoltare come la mafia nel tempo abbia cambiato i propri interessi economici e come l’Antimafia si sia evoluta nella sua lotta.
Ho sentito parlare Umberto Santino, presidente del Centro Studi “Peppino Impastato”, Nadia Furnari, presidente dell’Associazione “Rita Atria”, Vito Lo Monaco, presidente del Centro Studi “Pio La Torre”, Chloè Tucciarelli, ragazza del Comitato AddioPizzo e il giornalista storico Riccardo Orioles, un giornalista che ha collaborato con Pippo Fava ai tempi del giornale “I Siciliani” e che convinto della sua libertà nel lavoro, preferisce vivere molto semplicemente e girare per parlare delle sue esperienze, anche se sofferente di salute, anche tra mille difficoltà.
Ho sentito così parlare di ragazzi della mia età e poco più che al grido: Un popolo intero che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, combatte la piaga del racket.
Ho sentito parlare di associazioni che girano le scuole, le piazze, che promuovono iniziative per far capire a tutti, imprenditori, lavoratori, bambini, adulti, uomini e donnesche la mafia non è altro che un’immensa montagna di merda.
Infine, ho guardato decine di bambini che sotto un sole caldo, in una mattina di domenica, pedalavano con le loro bici per le strade del mio paese, gridando che la mafia fa schifo, che la mafia uccide tutti. Alla fine poi si sono anche riuniti in cerchio e, passandosi reciprocamente una zappa e un piccolo bidone con dell’acqua, hanno piantato in una piazza di paese, dedicata a Emanuela Loi, caduta accanto al giudice Borsellino, un piccolo cespuglio di Rosa Canina, pianta dai fiori profumati e soavi, ma dal tronco appuntito e spinoso. Come la nostra bella Sicilia.
Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognarlo?Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.
Forse questa manifestazione è servita affinché qualcuno possa cambiare, prendendo insegnamento dalla forza di Rita Borsellino, dal dolore di Margherita Asta, Michela Buscemi e Antonella Borsellino, dalla saggezza di Riccardo Orioles, dal coraggio di Chloè Tucciarelli, Nadia Furnari, Vito Lo Monaco e Umberto Santino, dalla spensieratezza dei bambini in bici e dalla onestà che forse, come direbbe Rita Atria, forse risiede in ognuno di noi.

lunedì 24 settembre 2007

Mafia e Anti-Mafia, tra Ieri e Oggi


A Santa Margherita di Belice (AG), nelle giornate di sabato 29 e domenica 30 settembre ci sarà una 2 giorni dedicata all'Antimafia, organizzata dopo tanti problemi e tanto ostacoli da superare da un Comicato Civico Volontario e dal Movimento Giovanile Trasversale.

Ecco il programma della Manifestazione:


Programma Manifestazione“Mafia e Anti-Mafia tra Ieri e Oggi”

Sabato 29 Settembre

Ore 20.30 - Teatro S. Alessandro - Proiezione documentario “Lezione sulla mafia” di Paolo Borsellino tenutasi a Bassano del Grappa nel 1989 presso l’Istituto Professionale “Remondini”, sui rapporti tra mafia e politica.

Ore 21.00 - Teatro S. Alessandro - Incontro con Rita Borsellino

Ore 23.00 - Via Libertà - Concerto dei gruppi:- Vinilika- Kola- Secondanima

Domenica 30 Settembre

Ore 09.00 - Piazza Francesca Morvillo – Minimaratona in bici per le vie del centro cittadino.

Ore 11.00 - Arrivo in Piazza Emanuela Loi – Piantumazione di un cespuglio di Rosa Canina

Ore 18.00 - Teatro S. Alessandro - Forum dal Tema: “Le metamorfosi del fenomeno mafioso nel tempo”.
Interverranno:
Umberto Santino - Presidente Centro Studi “Peppino Impastato"
Riccardo Orioles - giornalista e storico dell’antimafia
Nadia Furnari – Presidente Associazione “Rita Atria”
Antonio Lo Monaco – Presidente del Centro Studi “Pio La Torre”
Michela Buscemi – Sorella di Totò e Rodolfo vittime di mafia
Margherita Asta –Figlia di Barbara Rizzo e sorella di Giuseppe e Salvatore, vittime di mafia
Antonella Borsellino – Figlia di Giuseppe Borsellino e sorella di Paolo, entrambi vittima di mafia

Sottoscrizione Documento di Impegno per le Amministrazione Locali contro la mafia
Premiazione ragazzi delle scuole per il Miglior Disegno e il Miglior Componimento
Ore 21.00 - Cotton Club in concerto

giovedì 20 settembre 2007

Il bacio della Taranta



Ho chiuso gli occhi.
Corro nella stanza veloce e leggero. Un piede più veloce dell'altro e sono subito attaccato ad un'altra parete. Ora guardo dalla finestra delle luci brillare tra mille ombre. Ballo senza sosta nella stanza trasparente in un volo sulle note della musica che urla dallo stereo. Mi muovo senza coscienza e senza volontà, in modo irrefrenabile e scomposto come mosso da un burattinaio o da un padrone più grande di me. Salto in aria e poi mi butto a terra. Mi arrampico sugli armadi e come Tarzan mi getto sul letto. Il lampadario è la mia liana. La scrivania il mio ponte tibetano. Come una falena volo attorno alla luce. Come un ragno cammino sui muri e adesso cammino sul soffitto. Nessuno riesce a prendermi e nessuno riesce a toccarmi. Io sono il più veloce. Sono sempre il più veloce. Mi fermo quando gli altri si muovono e mi muovo quando gli altri si fermano. Vedo dipinte sui muri immagini colorate e variopinte come le piume di un indiano. Sono io stesso a dipingerle. Faccio il disegno e ora lo coloro. Non mi fermo mai. Non mi chiamare. Non ti sento. Il suo veleno mi fa correre, volare e dipingere.
Ora riapro gli occhi.
Era solo un sogno forse ma davvero stanotte una taranta mi ha baciato. Non posso sbagliarmi.

lunedì 10 settembre 2007

Le cose belle


Una bella domanda non pretende alcuna risposta perchè questa potrebbe non essere all'altezza della domanda ed è per questo che non pretesi alcuna risposta quando te lo domandai. Mi bastò pronunciare quelle poche frasi per liberare il cuore da un peso enorme anche se a tanti invisibile e mi bastò vedere la luce dei tuoi occhi per comprendere che forse, di sicuro, la risposta non sarebbe stata all'altezza della domanda. E questo fu poi confermato dal tempo che è passato, dalla pioggia che è scesa e dai raggi del sole che ci hanno riscaldato.
Ci sono decisioni che vanno prese senza alcuna argomentazione o giustificazioni perchè non si può mai capire ciò che nella mente esiste ma che non trova alcuna definizione nella realtà. Forse perchè indefinibile, forse perchè incomprensibile, forse perchè invisibile o insensibile.
Esistono sogni così belli che non meritano di essere realizzati perchè se realizzati forse perderebbero la loro aurea di bellezza e purezza. Esistono stelle così brillanti che non meritano di essere guardate perchè se guardate potrebbero sminuire per sempre le altri luci del cielo e della terra. Esistono rose così belle che non meritano di essere raccolte, non meritano di morire dentro un vaso con dell'acqua o appese ad un muro a testa all'ingiù. Sono rose così belle che meritano di profumare infinitamente nel loro giardino e di morire sul proprio gambo in mezzo agli altri fiori, in mezzo alle altre rose.
Esistono bei sentimenti e belle parole che non meritano di essere espressi o pronunciati perchè nulla di più bello c'è di una parola mai detta o di un sentimento mai confessato perchè restiamo solo noi gli unici custodi di un ricco tesoro prezioso e raro come un cuore innamorato.

venerdì 7 settembre 2007

La pioggia estiva



E oggi è arrivata la prima pioggia estiva.
Ho sentito cadere leggera la prima goccia e ho sentito tutte le altre gocce seguirla, in un continuo e ritmato rintocco sulla casa e sull'edera sotto la mia finestra, mentre nella mia stanza l'acchiappasogni risuonava mosso dall'aria che entrava dalle persiane della finestra.
Lentamente, a poco a poco, prima migliaia e poi milioni di gocce che cadevano dal cielo, fredde come ghiaccio che si scioglie e pungenti come piccoli aghi, sulla mia pelle liscia e appena sveglia. Mi ritrovavo solo e indifeso sotto la pioggia estiva, come dentro ad un sogno, come fuori da un sogno.
Avevo la serenità e la freschezza che solo un sogno ti può donare, mentre Morfeo ti culla nel letto e accarezza i tuoi respiri. I capelli e il viso bagnato invece dimostravano che quello che stavo vivendo non era un sogno, ma un piccolo spaccato della vita che mi è stata concessa. La stessa vita che ogni giorno maledico, che ogni giorno canto e ogni giorno consumo, come una candela, sempre accesa. La cera si scioglie e cade ma la fiamma rimane viva, a volte fragile e a volte possente, ma sempre viva.
L'aria fuori era come nuova, gli uccelli usciti dal bagno volavano cinquettanti e giocosi, le nuvole si diradavano e il sole stava tornando a brillare.
Ero sotto la pioggia estiva e sono stato bene. Non pensavo più agli amori non dichiarati ma lo stesso nutriti. Non pensavo più agli amori dichiarati e mai rinnegati. Non pensavo più ai tanti sogni espressi ad occhi chiusi davanti ad una stella cadente o alle speranze chiuse in un bottiglia di vetro poi gettata a mare. Non pensavo più a te e non pensavo neanche a me.
Sentivo solo la pioggia cadere su di me e stavo bene.

giovedì 30 agosto 2007

I 5 secondi più lunghi della mia vita


Oggi voglio fare una cosa che non ho mai fatto. Voglio raccontarvi un episodio reale della mia vita, un episodio realmente accaduto.
Ieri ho vissuto i 5 secondi più lunghi della mia vita, 5 secondi che mi hanno trasportato dal botto a terra fino al mio arresto contro una macchina. In quei 5 secondi ho visto davvero la mia vita scorrermi davanti gli occhi, come si sente spesso nei film. E proprio a questa frase io non ho mai creduto. Mi sono ricreduto adesso.
In quei 5 secondi, mentre scivolavo veloce sull'asfalto, con sopra la mia moto, nell'attesa del botto con l'auto, ho visto decine di visi, di sguardi, di amici e parenti. Ho visto situazioni che ho vissuto e ho pensato a migliaia di idee e pensieri. Come un fuoco d'artifico che in un attimo scoppia e si scatenano migliaia di fiammelle e fiaccole
Quei 5 secondi sono diventati indelebili dalla memoria per me. Durante la notte insonne ho pensato milioni di volte a quel botto. L'ho riprovato sulla mia pelle. Sento il rumore della caduta a terra e il bruciore dell'asfalto sulla pelle. Penso a cosa avrei potuto fare per evitare quell'auto che mentre ero in fase di sorpasso ha deciso di svoltare tagliandomi la strada, costringendomi ad una frenata e alla scivolata. Poi però realizzo che forse me la sono chiamata. Chi di voi mi conosce, sa che in fondo mi doveva succedere prima o poi perchè sono le passioni le cause dei maggiori dolori, fisici e mentali, e io per le moto ho una passione senza uguali.
Risultato: ferite, ematomi, graffi e dolori. E l'aver visto in 5 secondi tutta la mia vita scorrermi davanti.

sabato 25 agosto 2007

Vola, canzone, rapida


Vola, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell'amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida - la senti?
- l'allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti
vani colei che infine torna.


- Paul Verlaine

giovedì 23 agosto 2007

Le mie parole




Penso che non leggerai mai queste parole ed è per questo forse che le scrivo senza alcun pensiero, senza temere la tua reazione o anche il minimo cenno di riflessione. Sono come un vecchio giradischi che suona in una stanza deserta, vecchia negli arredamenti e con le pareti sporche di impronte di piedi e di scritte illogiche. Nessuno mi ascolta, nessuno capisce il senso delle mie parole. Solo tu le puoi capire ma proprio tu sei la prima a non leggerle.
Forse le leggerai ma serena sorvolerai su di loro, come un aereo sul mare.
Proprio la visione di un aereo in questa notte calda d'estate, in cui sembra che un fuoco arde all'interno di ognuna delle nostre anime, mi ha riportato la mente a te, alla tua pelle scura e liscia e ai tuoi occhi grandi e pieni di mistero.
Leggi nel mio sguardo l'amore che nutro ogni giorno per te, l'amore che cresce come un fiore nel prato verde che ognuno di noi conserva e cura nel proprio cuore.
Ascolta nel mio silenzio le parole che da sempre vorrei dirti e che non sono mai riuscito a dirti, perchè l'amore non va cantato. L'amore va soltanto provato e nulla di più. Già la stessa dichiarazione lo fa apparire come condizionato da un sentimento di corrispondenza, sentimento che a me non serve. Perchè a me basta soltanto l'amore che provo io per te. Di lui mi accontento e con lui ho deciso di sopravvivere in questa vita strana e folle.
Le mie sono le parole che qualsiasi innamorato dice alla persona che ha rubato il suo amore, che qualsiasi innamorato vuole sentirsi dire all'orecchio, come fosse un angelo a sussurarlo, mentre fuori il mondo continua nella sua rotazione, nel suo movimento, lento e impercettibile. Le mie infine sono parole che puoi solo immaginare e al momento non puoi sentire perchè sono parole che meritano di essere custodite. Me le ripeterò quando avrò voglia di pensarti, di sognare la bellezza della tua mano stretta nella mia. Sono come respiri portati via dal vento. Sono sentimenti che non vogliono essere svelati.

lunedì 20 agosto 2007

Il tango della Gelosia



E' un attimo. Basta voltarsi lo sguardo, notare tra tanti colori, quei colori che ti piacciono, vederli abbinati ad altri colori e in altre forme e lei lentamente sale, si riscalda e bolle dentro. La senti salire sempre di più, come una bolla d'aria calda, come la lava dentro un vulcano, come l'acqua del mare nelle sere di luna piena.
I pensieri si moltiplicano, si mischiano e si confondono tra di loro.
Prima guardi lontano, poi ti volti e fai l'indifferente ma intanto pensi e immagini cosa stia succedendo dietro di te e quindi ti rivolti di nuovo e scorgi quei colori sempre "traditori".
Cerchi di pensare ad altro ma non ci riesci. Non c'è proprio modo di non pensarci. Non c'è via d'uscita e nessuna uscita d'emergenza.
Benvenuto anche tu nel fantastico mondo della Gelosia.





Non è la "gelosia"!
.................quello che sento.......
quello che sento dentro!
È più una "malattia"

che "non ci riesco"
che non capisco proprio!!!
Ma dimmi........."una bugia!"

che cosa Conta!
Se tu "sei solo Mia"!
che cosa Importa!
il resto......"è una follia!.....

"come un "fantasma"!
il resto "è colpa mia!"
Colpa mia e Basta!
Ma "non Andare Via!

Stammi vicino.......
stammi molto vicino!
E "NON ANDARE VIA!

"neanche con lo "sguardo"
quando mi siedi accanto!
perché la "gelosia"

è solo "questo"!
perché la gelosia!
non è nient'altro!
....Niente........che "colpa mia"!
perché "senz'altro"!
......SENZ'ALTRO "CHE SEI MIA"!
.........e di chi Altro!
........ma non "andare via"!............
.........ma non "andare via"!

domenica 19 agosto 2007

La notte di Ferragosto

La sera era arrivata dopo un giorno poco vissuto perchè intento a recuperare il sonno perduto, smarrito nella notte di metà agosto, trascorsa davanti al rovesciamento continuo di onde, su una sabbia fredda e umida, calpestata da migliaia di piedi, di tutte le forme e di tutte le misure, sotto un cielo aperto e stellato come pochi nel mondo, graffiato da stelle cadenti veloci e timide. Notte trascorsa a cercare di vedere tra tante teste, la sua.
Timida era anche la luna che appariva stretta e sottile nel nero del cielo, come arco in mano di Cupido, il Dio che quella sera avrebbe vegliato sui sogni e sui baci di mille amanti e occhi innamorati. La stanchezza c'era ma bastava non risponderle per non sentirla.
Quatrro chiacchiere tra amici erano le scene che si sviluppavano davanti ai miei occhi. Ogni tanto un piccolo sorso dal bicchiere scuro davanti a me, che conteneva il solito whisky&cola. Qualche sorriso di circostanza e qualche sguardo perso tra gli altri tavoli alla ricerca di un sogno da sognare, di un viso da guardare, di un cuore da amare. E all'improvviso quello che cercavo si palesava davanti ai miei occhi, in mezzo alle schiene di ragazze sedute ad un tavolino del bar.
Un sogno che silenziosamente mi invita a sognarlo; un viso che timidamente mi istiga a guardarlo, un cuore che teneramente mi esorta ad amarlo. Tutto quello che cercavo adesso si trova a pochi passi da me, seduta tra le sue amiche, fragile come un filo d'erba fresca e pura, luminosa come una perla appena trovata.
Il mio corpo restava fermo e lontano da quel tesoro ma la mia mente no. La mia mente già volava leggera nell'aria e si sedeva accanto a lei, per respirare della sua aria, per sfiorare lo sguardo dei suoi occhi e accarezzare con mano tremante il suo viso e le sue mani.
Lei non lo sapeva. Neanche lo immaginava. Nessuno lo immaginava ma io quella sera vivevo una seconda giornata, diversa da quella reale, unica perchè da me inventata e vissuta.
Lei non se ne accorse ma io quella sera sono stato lì seduto, su un'altalena poco sopra la sua testa. Mi avvicinavo e mi allontanavo sempre più lontano e sempre più vicino, tagliando l'aria notturna come una stella cadente.
Ho ascoltato i suoi discorsi, ho capito le sue domande e ho immaginato le sue risposte.
Mi dondolavo lentamente come un bambino spinto da dietro dal vento e pensavo alla follia di un'idea: amarla.

giovedì 16 agosto 2007

La lezione della farfalla


Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.
Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo.
La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.
Non fu mai capace di volare.
Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare. A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza... e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza...e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Chiesi la prosperità... e Dio mi ha dato cervelloe muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare... e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore... e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori...e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi...Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

lunedì 6 agosto 2007

In Paradiso c'è silenzio?


In Paradiso c’è silenzio?
E’ la domanda che fischietta nella mia testa durante le ore del giorno quando faccio del mio meglio per ingannare la vita e forse me stesso. Aprire gli occhi al comando della mente, lentamente schiarirsi la vista e iniziare a vedere le ombre alternate con le luci, tra gli oggetti della stanza che ha custodito i miei sogni durante la notte, li ha cullati quando essi piangevano e li ha nutriti quando essi avevano fame. Alzare lo sguardo alle mura bianche della mia casa, al verde giardino fuori dalla mia porta, alle migliaia di colori che mi attendono nelle strade del mio paese. Salutare gli amici, ossequiare i conoscenti e incuriosirsi per gli sconosciuti. Ridere e parlare, anche del nulla, basta che io parli. Correre e gridare. Sentire il vento che striscia fra i miei capelli, che scivola sulla mia pelle e che scorre sulle mie braccia. Uscire da casa e mischiarsi in mezzo a decine di altri volti, di altre voci, di altri passati perduti, presenti incerti e futuri opprimenti. Cercare nelle gocce del vino la soluzione ai nostri problemi, le risposte alle nostre domande.
In Paradiso c’è silenzio?
Ma prima di chiedermi se in Paradiso c’è silenzio, dovrei chiedermi cosa è e dove si trova il Paradiso. Il Paradiso esiste?
Il Paradiso è la mia città, fatta di macchine rumorose e fumanti che si spostano senza nessuna sosta, avanti e indietro, su lunghi nastri di asfalto scuro e caldo sotto il sole d’estate; fatta di persone che si guardano attraverso gli occhiali e sotto i cappelli, che si sorridono e che si insultano presi dagli istinti animali che appartengono all’uomo sin dalla sua comparsa sulla Terra; fatta di case alte a tal punto da nascondere il paesaggio della campagna attorno ma basse a tal punto da non impedire al vento di urtare la mia finestra e al sole di entrare nella mia stanza.
Il Paradiso è la mia città, fatta di mille contraddizioni, divisa tra la povera ricchezza e la felicità ostentata e artificiale di poche persone sedute davanti al bar della piazza, chiusi nella loro bella prigione dorata di arroganza e falsa superiorità e la ricca povertà e la felicità nascosta e reale di molte persone distese su un letto di riposo o passeggianti nel recinto della piazza.
Il Paradiso è la mia città quando tra le mille anime c’è la tua, anche se distante, anche se non da sola, anche se non pensante a me. Mi basta sapere di averti nella mia stessa città che questa diventa il mio Paradiso. L’acqua diventa pulita e fresca, le farfalle di nuovo colorate e i fiori nuovamente profumati e colorati.
Tu immersa nel lago che sembra una fontana, con l’acqua che salta in aria e zampilla sulla tua pelle liscia e delicata, felice come felice è l’amore nei cuori di due innamorati e un canto da te intonato come musica.
Ecco, in Paradiso non c’è silenzio perché in Paradiso ci sei tu che canti, beata tra gli angeli che ti accompagnano con arpe e violini, celeste chiusa nel bianco della tua veste di pizzo e di organza, sognante tra le note della canzone e amorosa tra i colori del mio sguardo e le pieghe del mio sogno.

mercoledì 1 agosto 2007

L'isola che non c'è

C'era una volta un'isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere... così come tutti gli altri, incluso l'Amore. Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l'isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l'Amore volle aspettare fino all'ultimo momento. Quando l'isola fu sul punto di sprofondare, l'Amore decise di chiedere aiuto.
La Ricchezza passò vicino all'Amore su una barca lussuosissima e l'Amore le disse: "Ricchezza, mi puoi portare con te?“ "Non posso c'é molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te."
L'Amore allora decise di chiedere all'Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello, "Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?", "Non ti posso aiutare, Amore..." rispose l'Orgoglio, "qui é tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca".
Allora l'Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto "Tristezza ti prego, lasciami venire con te".
Anche il Buon Umore passò di fianco all'Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando. All'improvviso una voce disse: "Vieni Amore, ti prendo con me“ Era un vecchio che aveva parlato.
L'Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò. L'Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: "Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?“ "E’ stato il Tempo" rispose il Sapere "Il Tempo?" si interrogò l'Amore, "Perché mai il Tempo mi ha aiutato?". Il Sapere pieno di saggezza rispose: "Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l'Amore sia importante nella vita".

giovedì 19 luglio 2007

Paolo Borsellino: Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola.


Paolo Borsellino nasce a Palermo in un quartiere povero: La Kalsa, dove vivono tra gli altri Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta. Dopo aver frequentato il liceo classico "Meli", Borsellino si iscrive a Giurisprudenza a Palermo. Il 27 giugno 1962 all'età di 22 anni Borsellino si laurea con 110 e lode, pochi giorni dopo scompare suo padre. Borsellino si impegna con l'ordine dei farmacisti a tenere la farmacia del padre Diego fino al raggiungimento della laurea in farmacia della sorella Rita.Nel 1963 Borsellino supera il concorso per entrare in magistratura. Nel 1967 diventa pretore a Mazara del Vallo. Nel 1969 è pretore a Monreale, dove lavora insieme ad Emanuele Basile. Nel 1975 viene trasferito a Palermo e a luglio entra nell'ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici.Il 1980 vede l'arresto dei primi sei mafiosi grazie all'indagine condotta da Basile e Borsellino, ma nello stesso anno arriva la morte di Emanuele Basile e la scorta per la famiglia Borsellino.In quell'anno viene costituito il pool antimafia, dove lavorano, sotto la guida di Chinnici, tre magistrati (Falcone, Borsellino, Barrile) e due commissari (Cassarà e Montana). Tutti i componenti del pool chiedono espressamente l'intervento dello Stato, che non arriva.Il 29 luglio 1983 viene ucciso Rocco Chinnici nell'esplosione di un'autobomba e pochi giorni dopo arriva da Firenze Antonino Caponnetto. Il pool vuole una mobilitazione generale contro la mafia. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e si pente Tommaso Buscetta. "Don Masino" come viene chiamato nell'ambiente mafioso viene arrestato a San Paolo del Brasile ed espatriato in Italia.Buscetta descrive una mafia di cui fino ad allora si sapeva poco o nulla e la descrive in maniera molto dettagliata. Nel 1985 però vengono uccisi da Cosa Nostra, a pochi giorni l'uno dall'altro, i commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà. Falcone e Borsellino vengono trasferiti nella foresteria del carcere dell'Asinara, dove iniziano a scrivere l'istruttoria per il maxiprocesso. Si seppe in seguito che l'amministrazione penitenziaria richiese ai due magistrati il rimborso spese ed un indennizzo per il soggiorno trascorsovi.Il 19 dicembre 1986 Borsellino viene trasferito alla Procura di Marsala. Nel 1987 Caponnetto lascia il pool per motivi di salute e tutti (Borsellino compreso) si aspettano la nomina di Falcone, ma il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) non la vede nella stessa maniera e nasce la paura di vedere il pool sciolto.Borsellino parla dovunque e racconta quel che accade alla procura di Palermo: per questo motivo rischia il provvedimento disciplinare e solo grazie all'intervento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si decide di indagare su ciò che succede nel palazzo di Giustizia.Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova accuse e perplessità. Il 14 settembre Antonino Meli diventa (per anzianità) il capo del pool; Borsellino torna a Marsala, dove riprende a lavorare alacremente e insieme a giovani magistrati, alcuni di prima nomina. Inizia in quei giorni il dibattito per la costituzione di una Superprocura e su chi porne a capo. Falcone va a Roma per prendere il comando della direzione affari penali e preme per l'istituzione della Superprocura.Con Falcone a Roma, Borsellino chiede il trasferimento alla Procura di Palermo e l'11 dicembre 1991 Paolo Borsellino, insieme al sostituto Ingroia, torna operativo alla Procura di Palermo.Il 23 maggio 1992 nell'attentato di Capaci perdono la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco di Cillo. Due mesi prima della sua morte rilascia l'intervista ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi (19 maggio 1992). L'intervista mandata in onda da RaiNews 24 nel 2000 è di trenta minuti, l'intervista originale era invece di cinquanta minuti. In questa sua ultima intervista Paolo Borsellino parla anche dei legami tra la mafia e l'ambiente industriale milanese e del Nord Italia, facendo riferimento, tra gli altri, a Marcello Dell'Utri, Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi.Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a casa di amici, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vive sua madre.Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo. Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista Micromega, Borsellino parlò della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di cosa nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.

Paolo Borsellino è stato uno degli eroi dello Stato Italiano, ma proprio lo Stato l'ha lasciato solo a combattere. Ha sacrificato la propria vita per mettere a milioni di altri italiani di vivere senza lo schifo della mafia. Si è sacrificato anche per me e io per questo oggi pubblico questo articolo.
E' poco ma sento di doverglielo: Grazie!


...La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità...