mercoledì 23 maggio 2007

15 anni fa...


15 anni fa, sull’autostrada Palermo-Mazara, nei pressi di Capaci, un grande uomo siciliano subiva un attentato, nel quale perdeva la vita, assieme alla moglie Francesca Morvillo.
In suo onore, voglio ricordare la vita di questo grande uomo.

Giovanni Falcone nacque a Palermo il 18 maggio 1939. Figlio di Arturo Falcone, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e di Luisa Bentivegna, aveva due sorelle maggiori, Anna e Maria. Giovanni Falcone studiò al liceo classico "Umberto" e successivamente, dopo una breve esperienza all'Accademia Navale di Livorno, iniziò a studiare Giurisprudenza all'Università degli studi di Palermo dove si laureò magna cum laude nel 1961, con una tesi sulla "Istruzione probatoria in diritto amministrativo".
Vinse il concorso in magistratura nel 1964 e per breve tempo fu pretore a Lentini e poi sostituto procuratore a Trapani per 12 anni. Qui, a poco a poco nacque in lui la passione per il diritto penale. Arrivò a Palermo e dopo l'omicidio del giudice Cesare Terranova cominciò a lavorare all'Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affidò, nel maggio 1980, le indagini contro Rosario Spatola: era un lavoro che coinvolgeva anche criminali negli Stati Uniti e che era osteggiato da alcuni altri magistrati. Alle prese con questo caso, Falcone comprese che per indagare con successo associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, per ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici e ricostruire un quadro complessivo del fenomeno e per evitare la serie di assoluzioni con cui si erano conclusi i precedenti processi contro la mafia. Si può considerare una svolta, per la conoscenza non solo di determinati fatti di mafia, ma specialmente della struttura dell'organizzazione Cosa nostra, l'interrogatorio iniziato a Roma nel luglio 1984 in presenza del sostituto procuratore Vincenzo Geraci e di Gianni De Gennaro, del Nucleo operativo della Criminalpol, del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta.
Le indagini portate avanti da Falcone e dal pool di magistrati da lui creato, sull'esempio di quelli organizzati contro il terrorismo pochi anni prima, portarono ad istruire il primo Maxiprocesso fatto a Palermo (che terminò il 16 novembre 1987) contro la mafia, che vedeva imputate 475 persone. Dopo l'omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell'estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, si cominciò a temere per l'incolumità anche dei due magistrati, che furono indotti per motivi di sicurezza a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell'Asinara.
Nel gennaio 1985 il Consiglio Superiore della Magistratura, nella votazione fra Falcone e Antonino Meli, basandosi sull'anzianità di servizio, nominò il secondo a capo dell'Ufficio istruzione, in luogo di Caponnetto che aveva lasciato l'incarico per raggiunti limiti di età. Da questo momento in poi Falcone e il suo pool dovettero fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla loro attività: persino la Cassazione sconfessa l'unitarietà delle indagini in fatto di mafia affermata da Falcone e dall'esperienza del suo pool; in questo periodo si svolge anche la vicenda del "corvo", una serie di lettere anonime diffamanti il Pool antimafia e i suoi membri. Nell'autunno 1986 Meli sciolse ufficialmente il pool. Qualche tempo dopo Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio e ministro di Grazia e Giustizia ad interim, gli offrì di dirigere la sezione Affari Penali del ministero e Falcone accettò.
In questo periodo, che va dal 1991 alla sua morte due anni dopo, Falcone fu molto attivo, cercando in ogni modo di rendere più efficace ed incisiva l'azione della magistratura contro il crimine.
Falcone muore nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Una carica di 500 chili di tritolo fa saltare in aria l'auto blindata su cui viaggiano lui e la moglie, insieme al tratto di autostrada su cui stanno transitando.Insieme a Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, muoiono gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Sono passati ormai 15 anni da quel tragico giorno e il suo esempio, fatto di onestà, serietà e impegno, non è ancora svanito.
Quello che oggi rappresenta per tutti noi l’Antimafia lo dobbiamo alla figura di Giovanni Falcone in primis e a quelle delle altre vittime della strage di Capaci, che con il loro sacrificio hanno fatto acquisire a tutti la giusta visione della mafia: crudelà, disonestà e morte.
Ricordo ancora quel giorno. Avevo poco più di 10 anni, guardavo quel pomeriggio la TV e non mi rendevo bene conto di quello che era successo. I tg parlavano di elezioni del Presidente della Repubblica Italiana. Da lì a poco Oscar Luigi Scalfaro prendeva il posto di Francesco Cossiga e la Sicilia, l’Italia e il mondo perdevano un giudice coraggioso.
Onore quindi a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montanaro.

«Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.»

2 commenti:

Cangaceiro ha detto...

Carmen Consoli - Mulini a Vento-

Perdonami
per questa voce, disfatta
dal fumo e dalla fatica e per questa
attitudine decadente.Perdonami
per questo aspetto, dimesso
ed in triste abbandono. Il passare del tempo
concederà saggezza e buon senso.La mia rivoluzione è pioggia
sul bagnato, un castello di sabbia
e non lascerà
né infamia, né lode…Perdonami
se non traggo beneficio dal dubbio
e dai vili silenzi. Il passare del tempo
restituirà onore al vero.La mia rivoluzione è pioggia
sul bagnato, un castello di sabbia
e non lascerà
né infamia, né lode…La mia rivoluzione sembra già
lotta contro mulini a vento,
e non porterà
medaglie al valore…La mia rivoluzione è pioggia
sul bagnato, un castello di sabbia
e non lascerà
né infamia, né lode…La mia rivoluzione sembra già
lotta contro mulini a vento,
e non porterà
medaglie al valore…

Cangaceiro ha detto...

EROE

Ed io che sapevo
ingiallito l'eroe
nel foglio tarlato
del nonno,
ho visto impavida
ergersi
sfida inerme
contro muta di belve.
In faccia alla morte
ogni giorno,
ogni attimo,
sapendo la morte,
sotto lo sfolgorio del sole
nella trepida attesa
di mano amica
nell'uscio assiepato.
Consapevole offerta
della vita,
dono alla terra,
a questa terra arsa
da male antico
consunta.
Vivrai,
eroe solitario
di questo tempo
senza eroi.
Vivrai finchè l'uomo
intenda chi
vive per gli altri,
finchè l'uomo
s'esalta
per chi muore
per gli altri.